I mangimi li prepariamo giorno per giorno

Adesso i conigli arrivano dal periodo invernale – ci spiega Giorgio – generalmente in inverno crescono un po’ più lentamente quindi hanno quei 15-20 giorni in più rispetto al normale, hanno sui 5 mesi. L’alimentazione sostanzialmente è sempre uguale, perché sono i nostri mangimi che facciamo con tanta fatica e ci prepariamo con i nostri prodotti. L’alimentazione la prepariamo noi, è una cosa molto laboriosa, perché, l’avevate visto il giorno dell’ultima Festa di Agrispesa, abbiamo tutta l’attrezzatura per macinare il fieno, girare la segala, mescolarla, fare il pellet. Certamente produrci il mangime in azienda ci costa di più che se dovessimo comprarlo fuori. Però è tutta un’altra cosa, è un prodotto che non ha conservanti, non ha leganti, sono prodotti naturali, praticamente è biologico il mangime dei conigli perché è fieno e segala principalmente, quindi son tutti prodotti che coltiviamo senza uso di concimi, diserbi, nulla. Il mangime industriale che si trova anche chi va comprarlo a sacchetti è formato con una parte di sotto prodotti, una percentuale sono sotto prodotti dell’industria alimentare, perché dipende anche un po’ quello che trova l’industria mangimifica sul mercato, a volte ci sono anche prodotti dall’industria dolciaria e poi, soprattutto, siccome il mangime industriale deve avere una scadenza lunga 6 mesi e deve essere spostato, maneggiato, deve avere una tenuta buona, vengono messi sempre dentro dei conservanti e dei leganti, che sono prodotti di sintesi chimica. Noi non li usiamo perché noi i mangimi li prepariamo giorno per giorno, anche la domenica la macchina che fa il pellet gira, diamo il mangime fresco appena fatto, quindi non mettiamo conservanti, non mettiamo neanche leganti, nel senso che il mangime viene subito utilizzato, non è che deve tenere, i nostri animali sono abituati anche se si sbriciola un po’, lo mangiano. Se noi contassimo, a parte le nostre materie prime che comunque costa produrle, se noi contassimo la manodopera e gli investimenti che abbiamo fatto per l’attrezzatura (e i conti li ho già fatti) sicuramente converrebbe molto di più comprare il mangime già confezionato. La scelta che ho fatto vent’anni fa di andare direttamente al consumatore finale a quei tempi era una cosa pensata da pochi, oggi se ne parla parecchio. La piccola agricoltura si salva se vende direttamente. Se si appoggia alla catena della distribuzione, vediamo quello che succede anche per il latte, poi ti impongono un prezzo e su quel prezzo lì non ce n’è. Sicuramente questa è la direzione: io conosco altri agricoltori che, vedendo anche me e anche altri, hanno fatto questa scelta di puntare alla vendita diretta, puntando non più tanto alla quantità, ma piuttosto a migliorare la qualità e ad avere un rapporto diretto con il consumatore. È una sfida perché non è facile, se vogliamo dirla tutta la legislazione in parte si infittisce, poi bisogna stare dietro a tutto oltre che alla coltivazione, all’allevamento, anche alla macinazione alla conservazione, alla trasformazione, ci sono normative una dietro l’altra. A volte diventa anche pesante stare dietro a tutto”.


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