La coltivazione delle fave

La coltivazione delle fave – racconta Angelo – ha un ruolo molto importante per noi agricoltori biologici. Le fave appartengono alla famiglia delle leguminose e all’interno dei loro apparati radicali si trovano gli utilissimi batteri azoto fissatori che ci permettono di arricchire naturalmente i terreni di composti azotati. Le fave che raccogliamo in questi giorni sono state seminate in campo aperto nel mese di ottobre. Purtroppo la produzione di quest’anno sarà piuttosto esigua sia perché abbiamo seminato una superficie ridotte sia perché le gelate del mese di gennaio sono avvenute proprio durante la fioritura causando la perdita di numerosi fiori. Questo tipo di produzione pur essendo molto importante per l’ecologia dei campi non è particolarmente redditizia perché, nonostante le fave siano piante resistenti e non necessitino di particolari cure,  la raccolta dei baccelli deve avvenire esclusivamente a mano incidendo sul costo del prodotto finale. Questo tipo di coltivazione non è cambiato molto dai tempi di mio nonno. All’epoca si seminava a mano seguendo un solco tracciato con un piccolo aratro trainato dal cavallo, mentre oggi abbiamo sostituito il cavallo con un trattore, ma la sostanza del lavoro non è cambiata. Le fave sono da sempre un’importante fonte di proteine per i contadini delle nostre campagne. Noi mangiamo le fave fresche in due modi: crude oppure saltate in tegame con aglio e prezzemolo senza rimuovere la cuticola che avvolge il seme.  Le fave che raccogliamo di dimensioni maggiori nei mesi di aprile e maggio  invece vengono cucinate bollite con dell’aglio fresco, scolate, spellate e servite fredde con olio e sale.” 

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