Il nostri datteri sono una pubblicità di pace

Da Gerico all’ Italia, passando per Betlemme.
A riprova del fatto che nulla è mai per caso, diversi mesi fa Isabella dalla Ragione, fondatrice di Archeologia Arborea e amica di lunga data di Agrispesa, ci accennò ad un progetto in Palestina relativo la produzione di datteri alla cui realizzazione partecipa l’Associazione Giovanni Paolo II. L’obiettivo del progetto è quello di sostenere, anche dal punto di vista tecnico, le comunità di Gerico e zone limitrofe per far sì che possano avere un reddito dignitoso e, nel contempo, avviarsi su di un sentiero che li conduca, poco per volta, a produrre in modo rispettoso dell’ambiente. Fin da subito il progetto, e anche il prodotto, ci sono sembrati interessanti: così abbiamo ragionato sulla possibilità o meno di inserire in Agrispesa il dattero che, seppur buono e nutriente, viene da lontano, con tutto ciò che questo comporta. Isabella ci ha messi in contatto con Marco Visotti, agronomo cooperante dell’Associazione, che vive a Betlemme. Marco ha cercato un esportatore che potesse fare al caso nostro: ha trovato di Iyad Housheia che vive a Torino ed importa datteri da Gerico, una parte dei quali coltivati e raccolti dalla sua stessa famiglia di origine. Iyad ci ha raccontato la sua storia, che sotto scriviamo nel dettaglio. Grazie a questo progetto sono stati fatti passi enormi come introdurre fitofarmaci a minor impatto, costruire una cella per lo stoccaggio dei frutti raccolti, formare le persone che selezionano i datteri e ne definiscono la qualità: sono cambiamenti importanti e faticosi in un territorio duro, dove l’acqua scarseggia, dove la vita quotidiana comporta mille sfide, anche a causa di una situazione politica complessa in cui la coltivazione stessa del dattero è coinvolta.

“La nostra azienda – ci racconta Iyad Housheiaè nata nel 2005 da mio zio, a Gerico, è lì che vengono prodotti i migliori datteri del mondo per il discorso climatico, non è solo bravura. Gerico è il punto più basso al mondo rispetto al mare, è più secco, è vicino al Mar Morto perché al dattero piace l’acqua salata e noi diamo a questi datteri dell’acqua di pozzo, quindi da terra. I nostri datteri sono naturali, quindi senza trattamenti chimici senza niente. Quest’anno abbiamo deciso di distribuirli noi, proviamo, quindi dall’albero alla vendita. Io sono palestinese, facevo il nuotatore, sono il primo palestinese che ha partecipato alla manifestazione mondiale nel ‘99 quando hanno riconosciuto la Palestina come Stato e poi ho ricevuto una chiamata da un bravo allenatore, Massimiliano Rosolino, sono finito in Italia e abbiamo pensato di portare avanti la nostra azienda di portarla avanti. Ci siamo riusciti e oggi, anche con l’aiuto di Agrispesa, andremo avanti. I datteri si coltivano a mano. Prima della maturazione mettiamo un sacchetto di rete ai grappoli e mano a mano che i datteri maturano cadono in quel sacchetto e ogni tanto andiamo su e togliamo questo sacchetto e li raccogliamo. Le nostre piante sono ancora piccole, le abbiamo piantate nel 2005, ne abbiamo piantate circa 10.000. Abbiamo fatto un investimento sulla terra dello Stato che ce l’ha data in affitto per tanti anni. Le piante di dattero vanno curate come un bambino per arrivare a una qualità così buona, bisogna bagnarle, curarle, come concime uso il letame delle capre. Si comincia a raccogliere a metà settembre poi i primi di ottobre. Per raccogliere ci lavorano 60 persone, ci impieghiamo circa un mese perché li lasciamo maturare sull’albero, aspettiamo che tutti arrivino alla giusta maturazione, quindi la raccolta avviene in più fasi, saliamo più volte sulla pianta. Saliamo con i carri raccolta. Per me è anche importante creare lavoro nel mio Paese e anche qui in Italia perché quando dai lavoro a una persona hai dato soddisfazione alla sua famiglia, non solo alla persona che sta lavorando. A me piace pensare che si parli della Palestina non solo come luogo di conflitto ma dove si produce anche il dattero migliore al mondo, l’unico al mondo: se ti sposti già solo 10 km da Gerico i datteri non saranno più buoni così. Vorrei che si parlasse della Palestina anche per questo suo buon prodotto, perché quando è diffuso nel mondo, il prodotto è una pubblicità di pace perché uno che ha la testa di produrre non ha la testa per fare le guerre:  tutto quello che fai, se ti appassiona, diventa bello. Quando comincia la raccolta tutti siamo lì, noi siamo una famiglia numerosa, io ho 12 fratelli e mio zio uguale e un altro zio però chi si occupa dell’azienda siamo io, mio zio e mio nipote. Io mi occupo della rete vendita e loro si occupano del terreno e della preparazione del prodotto. Sono contento che sono qui a Torino. Tra le proprietà del dattero c’è che facilitano il parto. Due, tre anni fa non trovavi niente sul dattero, è un prodotto che comincia, la gente sta andando verso un’alimentazione diversa, speriamo che finirà questa grande industria che punta a riempire la pancia nel mercato, finirà prima o poi, vedrai”.

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