LaCasaRotta, la visitiamo con il progetto Logicobio

Sabato 12 giugno, abbiamo trascorso presso LaCasaRotta, con Stefano Vegetabile, una giornata di quelle per le quali bisogna ringraziare di essere al mondo.
Grazie Stefano, stare insieme a te ci ha riempito cuore, anima e cervello!

Nei giorni precedenti, durante la preparazione dell’incontro, Stefano ci ha raccontato“Vorrei far vedere l’orto dall’alto così riusciamo ad avere uno sguardo di insieme.

Quest’anno c’è erba da tutte le parti, è un disordine naturale, però a volte va giustificato.
Vorrei spiegare il discorso dell’organismo agricolo, il tema ecologico che sostiene tutta l’idea di base, che noi applichiamo in modo molto estremo, un po’ per sperimentazione, un po’ perché ci piace.

Vorrei spiegare i principi dell’agricoltura naturale generale, quindi tutto quello che è agroecologia, la permacoltura, il sinergico, ce n’è di tutte le sorti, è interessante citare un po’ i dettagli di ognuna per far capire che non è un mondo di gente che si sta inventando una filosofia fricchettona.

C’è tanto entusiasmo da parte di molti piccoli agricoltori in ogni parte del mondo, e ci sono già tanti studi di scienziati che organizzano i dati, ormai non è più una questione di provare, di cercare di capire, ormai c’è tutto.

Le persone hanno un po’ questa idea di dire, eh sì per hobby va bene tutto, ma poi c’è la fame nel mondo, la produzione: in realtà buttiamo via centinaia di migliaia container che tutti i giorni vanno al macero a causa del sistema logistico, quindi non è quello il problema.

In realtà ci sono tutti gli standard produttivi ben studiati, questo qua è il punto su cui vorrò insistere.

Poi cercherò di spiegare le logiche chiaramente: posso fare vedere delle piante indicatrici, per esempio, proprio davanti a casa abbiamo delle varietà di pesche, alcune molto malate, alcune invece che stanno bene: la logica classica standardizza tutto, mentre noi partiamo dal presupposto che abbiamo a che fare con degli esseri viventi, ciascuno con una propria logica di vivere. Il problema è che pensiamo che siano dei robot e quindi, una volta che abbiamo trovato la procedura, crediamo che loro vadano come se fossero computer e invece no, sono delle piante e a vari stimoli reagiscono in modo spesso molto inaspettato, soprattutto sul lungo periodo.

Infatti nell’agricoltura industriale si ottengono sempre dei buoni risultati nel breve periodo, ma poi nel lungo periodo o degenera la coltura oppure si sostiene sempre più la pianta con dei preparati, perché non ce la fa, perché viene iper stressata dal sistema produttivo”.


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