La Robiola di Roccaverano, formaggio di comunità

La stagione del formaggio è appena cominciata per noi – ci racconta Fabrizio – perché abbiamo fatto la scelta di tenere i capretti sotto le madri il più possibile, quindi abbiamo poca disponibilità di latte. È una scelta fatta anni fa, nell’ottica del rispetto degli animali e del loro benessere. Quest’anno abbiamo un ulteriore ritardo perché abbiamo avuto uno smercio molto inferiore di carne di capretto, a causa della situazione ed in particolare della chiusura, che ancora continua, dei ristoranti. Stiamo cercando di sopperire con la vendita porta a porta di carne di capretto, che già facciamo normalmente, ma quest’anno in modo particolare. Noi abbiamo un centinaio di animali adulti a cui si vanno ad aggiungere i capretti. Il fatto di avere più animali ci mette in difficoltà ed inoltre i clienti fremono perché sanno che normalmente siamo operativi con le Robiole da dopo Pasqua, mentre quest’anno non è stato così. Il nostro tipo di allevamento è su piccola scala, di prossimità. Nel settore dell’allevamento le contraddizioni sono parecchie, le normative parlano di benessere animale e quindi, ad esempio, se porto il mio animale al macello devo avere un mezzo con determinati requisiti. D’altra parte, però, è ammesso che un animale nato in Francia venga ingrassato in un altro paese e macellato in un altro ancora. E il tutto magari con il supporto incentivi dell’Unione Europea, è un paradosso. Il modello deve essere il piccolo allevamento di prossimità, che si basi sul vero benessere animale e sulla sostenibilità ambientale. In Francia ad esempio stanno sparendo le piccole realtà e questo impatta in vari modi: ad esempio stanno aumentando le macellazioni abusive. Ma tornando alla Robiola di Roccaverano la cosa che più mi piace di questo formaggio è che, pur essendo un prodotto tradizionale e legato al territorio è anche capace di accogliere chi viene da fuori e vuole inserirsi in questa comunità. Ossia, grazie a valori e regole che ci si è dati tra produttori anche i giovani ed i meno giovani possono approcciarsi a questa produzione e mettere radici in questa realtà, avendo comunque le linee guida che consentono di proseguire la produzione ottenendo dei grandi risultati a livello di qualità. Questo è molto bello, e consente la continuità non solo del prodotto, ma anche della comunità.

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